Emilia e Romagna in cucina: i due volti della buona tavola.

Cucina tipica della Romagna

Romagna solatia, dolce paese, cui regnarono i Guidi e i Malatesta... cui tenne il Passator Cortese ... Re della strada ... Re della foresta” - (G. Pascoli)

Non è un confine segnato sulle carte quello che divide l'Emilia dei piatti suadenti e del gnocco fritto dalla Romagna dei sapori accesi e della piadina Romagnola, ma la linea d'incontro delle due anime della stessa terra. Il trapezio disegnato tra Po, Adriatico e Appennino è senza dubbio il giacimento gastronomico più ricco d'Italia.

I suoi abitanti hanno fama d'essere forti mangiatori e amanti di una cucina vigorosa. Il culto della mensa ben guarnita è dovunque vivo, ma sotto il grande velo unificatore della sfoglia due sono le anime che lo alimentano. Da Piacenza a Bologna si stende l'Emilia, da Ravenna a Rimini è la Romagna, separate alla caduta di Roma da un confine geografico e culturale: da una parte i Longobardi, dall'altra i Bizantini; con i primi la cucina del maiale, della mucca e della padella di ferro; con gli altri quella del frumento, della pecora e della piastra di terracotta; qui salumi, formaggi e gnocco fritto; di là castrato e piadina.

Il vasto territono compreso tra le quattro vallate del nord-ovest della Provincia dl Forlì-Cesena (Tramazzo, Montone, Rabbi e Bidente) e l'asse della via Emilia che collega Forlimpopoli a Forlì, s0no organizzate ammistrativamente in 16 Comuni (il cosidetto Comprensorio forlivese) e due Comunità Montane (Comunità Montana Forlivese, con sede in Predappio; Comunità Montana dell'Acquacheta con sede in Rocca San Casciano).

Un bacino straordinario, contenitore di paesaggi, di storia, di cultura. Piccola impresa, artigianato, lavoro contadino: negli abitati, piccoli e grandi, ma sempre a misura d'uomo, si coglie quella cultura del vivere generosa, ospitale e laboriosa, propria della migliore tradizione romagnola, che dalle medie valli in su, rivela ancora nitidamente i lasciti (architettura, gastromia) dei cinque secoli di governo del Granducato di Toscana.

La civiltà contadina e la cultura della terra sono l'antica anima di questo territorio ramagnolo; e se la cucinaria, ossia l'arte di creare cibi (combinare i prodotti della terra e gli ingredienti, elaborarli creativamente, fino ad ottenere un prodotto diverso dalla loro somma) è la più antica forma di cultura popolare (come ha scritto Piero Camporesi) per eccellenza orale, la Romagna è una di quelle terre dove la storia delle tradizioni e delle memorie popolari combacia straordinariamente con la storia del falclore culinario.

Pianura, collina e montagna: nel comprensorio forlivese la geometrica precisione dei campi messi a frutteto delle zone più pianeggianti, si trasmuta nella bellezza armoniosa dei colli tondeggianti ammantati di viti, interposti qua e là, nella bassa e media collina, a fenomeni calanchivi argillosi; nel più alto Appennino, infine, le tre valli incontrano il mare... verde di pascoli, boschi e foreste del Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi-Monte Falterona-Campigna, regno di lupo, rapaci e ungulati.

Prodotti tipici della Romagna

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